IL VOLTO DELLA VERITA' |
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In ogni luogo del mondo, nelle più diverse epoche, l'uomo è stato affascinato da un particolare oggetto, la maschera. Eventuali suggerimenti bibliografici: -Matteo Casari, Semantica della maschera nō tra Mito e Vuoto, in Mascheramenti, Bulzoni, Roma 1998.
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Coloro che fossero interessati a saperne di più (bibliografia, glossario in lingua ecc.) possono contattare l'autore al seguente indirizzo: ragagia@yahoo.it “Il futuro appartiene a noi”, con queste parole pronunciate dal giovane guerriero Taira no Kiyomori, interpretato dal popolare attore Ichikawa Raizo, si conclude la penultima opera del grande regista |
Il genere jidaigeki tramontò verso la fine degli anni ’60, venendo ripreso solo di recente.Gli ultimi film di samurai prodotti sono accomunati dal fatto di raccontare la fase precedente la fine dell’epopea dei guerrieri, avvenuta dopo il periodo Edo, quando con la Restaurazione Meiji, la classe dei samurai fu sciolta. A dare inizio a questo recente filone del jidaigeki crepuscolare, è stato un grande autore come Ōshima Nagisa con il film Tabù – Gohatto (1999). Dissacrante, come tutta la sua cinematografia, Ōshima si focalizza su elementi scomodi, qualil’omosessualità, e chiude il film con il personaggio interpretato da Kitano Takeshi, che recide un albero di ciliegio in fiore, il principale simbolo del Giappone. Un altro grande vecchio del cinema nipponico, Yamada Yōji, realizza la trilogia del samurai del tramonto, composta da Il samurai del tramonto - Tasogare seibi (2002), La spada nascosta - Kakushi ken oni no tsume (2004) e Amore e onore - Bushi no ichibun (2006). I protagonisti di questi film, anch’essi ambientati alla fine dell’era Edo, sono samurai nei quali è del tutto assente il senso di giri verso il proprio padrone, possono, anche qui, vendere la propria spada e usarne una di bambù, o essere intenti ad imparare il funzionamento dei cannoni che segnano un nuovo modo di fare la guerra. L’epopea è ormai giunta al suo termine. |
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| Il periodo Asuka - il gigaku Edmondo Filippini - Seconda parte www.giapponeinitalia.org |
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Coloro che fossero interessati a saperne di più (bibliografia, glossario in lingua ecc.) possono contattare l'autore al seguente indirizzo: filippiniedmondo@yahoo.co.jp Introdotto durante l’era dell’Imperatore Kinmei (539 - 571), così secondo il Nihonshoki, il Gigaku non è esattamente una forma musicale in senso stretto, bensì una forma teatrale elaborata il cui nome significa, se tradotto letteralmente, musica dell'atto. |
Sono inoltre sopravvissute varie maschere di grande formato sia in legno che in tela (Fig.2) che confermano come questo repertorio fosse principalmente usato nell'accompagnamento di processioni e pantomime e celebrato principalmente all'aperto. |
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I Sakazuki |
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Il Sakazuki è “ il bicchiere delle occasioni speciali “, usato per bere il sake, il vino di riso tipico del Giappone. E’ un oggetto tipico della cultura del sol levante, sempre con un elevato pregio artistico. La tazza è di legno, di forma circolare o ovale, con una piccola base cilindrica, rifinita con lacca di color rosso e arricchita con decorazioni in lacca, oro e argento, più raramente con intarsi di madreperla. Queste tazze possono essere singole, o riunite in serie di tre, cinque o sette pezzi, il più delle volte di dimensioni diverse fra loro, ma tutte con lo stesso motivo decorativo.
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In Giappone, sin dall’antichità, il bere sake ebbe uso e significato cerimoniale, per questa ragione i recipienti usati nella cerimonia erano pregiati artisticamente, usualmente in legno laccato; in origine il sake era una bevanda riservata esclusivamente alla corte imperiale, per poi estendersi a tutta la popolazione, passando dai templi e dai santuari di tutta la nazione. Bere in compagnia era un passatempo diffuso e comune a tutti gli appartenenti a una qualunque classe sociale.Queste coppe per bere il sake hanno pareti sottilissime
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La pratica dello Zen richiede la guida di un Maestro Zen, ma quando questa non è possibile o risulta difficile, non dobbiamo scoraggiarci. La parola Zen significa, possiamo dire, la realtà ultima della vita, e ognuno di noi è una vita, ognuno di noi vive la realtà ultima della vita. Ciò che forse manca è la consapevolezza illuminante di questa realtà ultima della vita, che trasforma l’esistenza in una meravigliosa vita. |
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| kata di P.Taigō Spongia terza parte |
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Prosegue, da parte di Sensei Paolo Taigō Spongia, l’esame dei vari punti. |
L’influenza tra Zazen e Kata diventa in questo ambito di grande rilevanza ed efficacia. Così come nello 1: K.Tokitsu, Kata, Luni Editrice, 2002 |
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E’ l’ultimo libro dello studioso del Giappone Rosario Maniera che, mediante le iniziative dell’Associazione italo giapponese Fuji di cui è presidente,
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Milano -Grazia Cicchinèdall'11 aprile all'8 maggio allo Zen Sushi Restaurant di Milano, via Maddalena, 1 L’arte intesa come ciò che fa emergere l’universalmente riconoscibile in quanto verità e’ la sua arma. Con le prime opere orientate ad esaminare il femminile come verità generale, i suoi nuovi lavori si concentrano su questo aspetto con maggiore dovizia di dettagli. Lo fa partendo da dati di fatto espressi simbolicamente secondo un’analisi artistica di tipo concettuale. I simboli sono strumenti che l’artista utilizza per trasmettere e parlare di oggettività. Ciò che è riconoscibile nell’alveo di culture e credenze, religiose, filosofiche e popolari, deve essere nondimeno connesso e riconosciuto dal vivere e dalla vita. Esprime questo nesso fondamentale con trame e cuciture, che sono quindi elementi centrali e vitali dei suoi recenti lavori. Tramature, patchwork, disegnate in cerchi e quadrati che rimandano, oltre che ad una rappresentazione della creatività, al corpo come fatto reale, ombelico, ventre, utero. Un filo sottile sostiene una figura quadrata con dei centri concentrici e una rete che l’avvolge. Non è né orizzontale né verticale, ma è qualcosa che parla di percorsi concentrici. Cuciture e trame si ripetono in ogni direzione perché un’unica direzione limiterebbe la creazione, che invece è come un seme che genera centri concentrici durante la sua espansione. Come da un seme, da un germe, si dipana qualcosa, così le sue cuciture sono un insieme di pezzi dopo pezzi, di tessuti che l’artista aggiunge per un obiettivo che non ha finalità perché non ha un centro di partenza, essendo concentrico. Il suo è un gioco senza la scoperta di un modello finale, di un pezzo unico, piuttosto sono composizioni che si adattano all’ambiente ricollocandolo, aggiungendosi ad esso e portando la ricchezza della loro variabilità. Ogni opera parte dal corpo, dalle sue dinamiche reali e dal quotidianamente vissuto. Lo scopo è capire come questo, il corpo femminile, si è mescolato ai processi culturali e come è attualmente percepito. Il suo è un discorso sui flussi continui, su ciò che si moltiplica e si irradia, per esplorare la vita e i suoi molteplici equilibri.. |
espone dal 31 mazo al 26 aprile allo Zen Sushi Restaurant di Roma, via degli Scipioni 243 Può la pittura continuare ad esercitare interesse, suscitare meraviglia,
rapire gli sguardi, generare contemplazione, in questo tempo arricchito da
altre nondimeno nobili ed interessanti espressioni artistiche? Da un ex-docente
dell’accademia fiorentina, oggi interamente dedicato alla ricerca, la domanda
trova alloggio. La pittura è un fantastico strumento espressivo, ricchissimo
di significati e orientamenti; il punto è saperne cogliere le migliori
modalità, rendendo il quadro appetibile agli occhi dell’attualità. I suoi
lavori sembrano andare in questa direzione essendo, oltre che esteticamente
avvincenti, anche delle vie di fuga utili alla continuità di un’arte antica.
Gli attuali approdi pittorici cercano l’essenzialità attraverso percorsi di
astrazione. Non dimentico della classicità, ma consapevole per contro dell’
importanza di una via di ricerca che non tagli il passato piuttosto proceda con
salti e incursioni nel presente. Capace di ridare il sentire della tradizione e
della contemporaneità artistica porta linee-figure che danno l’impressione di
movimento, velatamente aggressive, disegnate da rocce erose, terre e paesaggi
di Sicilia o, talvolta, staccandosi dalla natura, spazializza un “appuntamento
galante” con la figura-soggetto. Per arrivare agli attuali risultati parte da
un unico quadro e con dei progressivi ingrandimenti della figura al computer
approda alle nuove immagini. Dall’unità alla molteplicità, guidato da un
flusso di emozioni tra assenza e continuità, creando una giustapposizione dell’
immaginario tra ambiguità, stranezza, tensione, artificio. I colori accesi e
altisonanti, romantici e tecnologici condividono un senso di energia e forza,
di intimità con i soggetti dei quadri, con atmosfere espansive, coinvolgenti e
calde. Luoghi fantastici e teatrali, bizzarri, per gioire di immagini che sono
estratte dalla realtà ma ancora riconoscibili. Gli effetti sono luminosi e
organici, calmi, ipnoticamente contemporanei, estremamente attraenti: per una
finzione che faccia lievitare la realtà e gradualmente sparire i sensi
rimuovendo dalla realtà della giornaliera esistenza.
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PROSSIME MOSTRE |
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