I NETSUKE DELLA COLLEZIONE LANFRANCHI |
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Coloro che fossero interessati a saperne di più (bibliografia, glossario in lingua ecc.), potranno contattare l'autore al seguente indirizzo mail: luca@kottoya.eu Fu l’autore della prima monografia in lingua italiana sull’argomento: “ Il Netsuke, un’arte giapponese “. Libro, edito nel 1962, chiaro e ancora oggi attuale, stampato per fare il punto sulle conoscenze acquisite e per dividerle con i collezionisti a lui contemporanei e futuri. Il volume è composto di un testo con riferimenti storici e culturali, per poter meglio far comprendere lo spirito delle minute sculture da lui pubblicate, seguito dalla descrizione e illustrazione di ogni pezzo da lui selezionato per essere introdotto nella sua raccolta; dividendo gli acquisti per: tipologia, materiale e soggetto e proprio sul significato del soggetto incentra il saggio introduttivo. L’autore termina il suo studio parlando della nascita dell’okimono, considerando le assonanze, le divergenze e le ragioni del mercato. Il suo contributo alla conoscenza del netsuke si rinnova con la donazione ed esposizione della sua collezione al Museo milanese Poldi Pezzoli. Il lascito ha permesso di allestire una mostra che in Italia non ha uguali, un evento dal respiro ben più ampio dei limiti nazionali. La prevalenza dei pezzi in mostra è della collezione Lanfranchi, integrata da opere provenienti dalla ex Trumpf, ora al Linden Museum di Stoccarda e da altre appartenenti |
Avrei gradito che la scheda di ogni netsuke pubblicato sul catalogo della mostra appena conclusa iniziasse riportando la descrizione scritta dal Lanfranchi, fondamentale nel caso della Pietà (1), dove al Lanfranchi, collezionista sensibile, non era sfuggita l’innaturale dimensione e collocazione degli himotoshi (2). Il netsuke raffigurante il mitico Tekkai (3), del Linden Museum, realizzato in corallo, ben descrive la genesi del netsuke; la figura si adatta con eleganza all’andamento del ramo di corallo, non viceversa. Questo riporta alla semplicità dei primi netsuke, semplici contrappesi, trovati e raccolti in natura e adattati all’uso. Difficile soprassedere al sintetico messaggio di essenzialità, peculiare della filosofia zen, trasmesso da Mitsuhiro Ohara nella scheggia di tronco di bambù (4), netsuke raro e probabilmente unico. (1) Pietà in legno, n. 1 del catalogo Poldi Pezzoli
(2) Sono i passaggi del cordoncino di riunione e sospensione del sagemono, gli oggetti sospesi (3) Uno degli otto immortali del Taoismo, n. 21 del catalogo Poldi Pezzoli (4) Pezzo di bambù con ramo e foglia, n. 140 del catalogo Poldi Pezzoli (5) Gambo di fior di loto, n. 145 del catalogo Poldi Pezzoli (6) Dio della montagna, n. 92 del catalogo Poldi Pezzoli (7) Libellula posata su due pesche, n. 132 del catalogo Poldi Pezzoli (8) Sesshu Toyo, pittore, n. 58 del catalogo Poldi Pezzoli
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PERCHE' LE AZIENDE GIAPPONESI VANNO IN ROVINA? |
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Ogni anno migliaia di aziende giapponesi vanno in fallimento e di recente la tendenza mostra un aumento allarmante. Una delle ragioni dipende dal management e dal trattamento riservato ai dipendenti. 1) Kato, un tecnico di mezz’età, è costretto a fare frequenti straordinari e a lavorare anche nei giorni festivi a causa dei ritardi accumulati nei progetti. La vita e i valori familiari vengono sacrificati. Il lavoro gli piace e sente che quello che fa è utile all’azienda e alla società. Non riesce, però, a chiudere gli occhi sulle contraddizioni e sul comportamento irrazionale dei suoi superiori. Il project management è sicuramente di basso livello. Si sente frustrato e la motivazione personale è sempre più bassa. Non ne può più e, alla prima occasione buona, si licenzia. Il suo non è un caso isolato. |
3) Uchida è capo reparto in un’azienda che intende diminuire i costi riducendo le retribuzioni e tagliando i posti di lavoro. Tra i suoi colleghi si può cogliere la preoccupazione per il futuro e l’indignazione verso la politica aziendale che vede
in loro solo un costo da tagliare. Potrebbe ridurre, invece, le riunioni inutili e le trasferte che non servono a niente. La disaffezione al lavoro porta a un aumento dell’assenteismo per malattia. |
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| Il periodo Asuka ed i primi contatti con la cultura continentale Edmondo Filippini - Prima parte www.giapponeinitalia.org |
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Coloro che fossero interessati a saperne di più (bibliografia, glossario in lingua ecc.) possono contattare l'autore al seguente indirizzo: filippiniedmondo@yahoo.co.jp Nonostante ancora legati ad una pratica che per certi aspetti, se pur all'interno di una zona geografica limitata, può definirsi ancora nomade, e dopo la lunga stabilità di governo della dinastia Yamato, si verificano in questo periodo due fatti di eccezionale portata storica, la prima, interna, con il nascere della concezione di sovrano celeste, Tennō, la seconda, esterna, con l'intensificarsi degli scambi commerciali con la Cina della dinastia Sui ed i tre regni coreani dando inizio nel 552, a quanto riporta il Nihonshoki, all'importazione della cultura buddista (nonostante altri testi quale il Fusōryakki fa risalire ad alcuni anni prima, il 522, tale introduzione e gli scavi archeologici retrodatino ulteriormente tale data), culminata con la riforma Taika del 646 che metteva in atto uno stravolgimento del sistema politico interno su modello cinese. |
La prima notizia storica che riflette la presenza del sankokugaku, traducibile letteralmente con musica dei tre stati, nella corte giapponese è rintracciabile nel XII anno del regno di Tenmu, il 684 ancora oggi analizzabile nella sua forma esteriore, in quanto non è ricostruibile come repertorio, grazie a due fonti, l'annale storico coreano del XII secolo Samkuk sagi e, soprattutto, la presenza degli strumenti che, completamente in disuso, ancora oggi si possono ammirare allo Shōsōin di Nara.
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| kata di P.Taigō Spongia seconda parte |
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Estratto dalla conferenza sul Kata di Sensei P.Taigō Spongia tenuta al Tora Kan Dojo durante un recente incontro Bun Bu Ryō Dō. L’articolo di P.Taigō Spongia prosegue con l’analisi dei vari punti elencati nella prima parte. 1) Automatizzazione e perfezionamento del gesto tecnico.
2) Studio e perfezionamento della postura/e in relazione allo spazio ed al tempo. La postura è il leit motive, il fondamento dello studio del Kata. La postura è strettamente collegata al respiro ed all’atteggiamento mentale. Rettificando la postura si arriva a rettificare la mente e a permettere all’energia di fluire potentemente. La postura corretta integra il corretto ritmo/profondità del respiro, la verticalità della spina dorsale e del tratto cervicale, lo sguardo e, soprattutto, stabilisce un centro all’azione attraverso la percezione e padronanza del tanden. La postura è indissolubile dalla sua relazione con lo spazio (ma) e con il tempo e ritmo (hyōshi). La postura è corretta nella sua relazione con la specifica situazione
spazio/temporale, non esiste una postura corretta a priori, purconservando alcuni principi fondamentali questa deve essere elastica ed adattabile. La postura fisica è sempre anche una postura mentale. E’ non irrigidirsi, non bloccarsi in nessuna postura rigida. Tutta la confusione del mondo deriva da questo ‘assumere una posizione rigida nei confronti della realtà’. La postura come detto integra molteplici aspetti fisici e mentali ed è questo che non ha capito una certa medicina ortopedica che ha pensato di correggere i paramorfismi intervenendo solo sulla struttura scheletrica |
3) Studio del ritmo, Hyōshi. |
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Credenze antiche e pratiche rituali persistenti nel Giappone contemporaneo
Pacificare gli spiriti inquieti sesta e ultima parte Rossella Marangoni |
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Coloro che fossero interessati a saperne di più (bibliografia, glossario in lingua ecc. ), potranno contattare l'autore al seguente indirizzo mail: cswma@tiscalinet. it
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Un primo fattore è dato dalla preoccupazione di purezza che sta alla base del corpus di credenze autoctone denominato shintō. Il trattamento del defunto sarebbe allora da ascrivere ad un tentativo di evitare l’impurità che la morte comporta. Bibliografia relativa alla totalità dell’intervento, pubblicato in sei parti. AA.VV., Dizionario delle religioni orientali, Milano, Vallardi Descrizione in Pamela ASQUITH, “The Monkey Memorial Service of Japanese Primatologists” in Takie SUGIYAMA LEBRA e William LEBRA (eds), Japanese Culture and Beheviour: Selected Readings, Honolulu, University of Hawai’ì Press, 1986, pp. 29-32. |
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ETICHETTA ZEN |
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I pasti sono consumati in rigoroso silenzio. I monaci sono seduti a terra sui tatami a gambe incrociate e sono tenuti a evitare qualsiasi rumore nel servirsi il cibo e nel mangiare, questo per favorire la concentrazione e lo stato di continuo Zazen. |
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Milano -Tomoyo Haneishifino al 10 aprile allo Zen Sushi Restaurant di Milano, via Maddalena, 1 Maglie e percorsi reticolari dagli effetti ipnotici e ridondanti sono le coordinate di un progetto artistico che va ben al di la’ di una pura fruizione visiva. Artista emergente e di talento, di formazione multidisciplinare, sperimentatrice di modelli classici, nondimeno affascinata dagli sviluppi della modernita’. Dall’arte cinetica alla scenografia con una costante attenzione per lo spazio inteso come luogo emotivo, percettivo, psicologico, dove l’arte converge con il teatro, incontra gli esiti del gruppo T (tempo) e N (nomade), sviluppando poi un proprio modulo compositivo, monocromatico, basato sul concetto di moto, spostamento e tempo. Dipinge su legno con estrema semplicita’ e rigore, procedendo intuitivamente e per sensazioni percettive, con risultati spesso imprevedibili. Il programma, radicalmente empirico, si basa sullo studio delle cose e su quanto accade al loro interno, per coglierne dinamiche, line di forza, tensioni, reazioni. Le sue composizioni cinetiche sono multi prospettiche ma non astratte; e’ quindi possibile stabilire che esiste una relazione di continuita’ e non di rottura tra la sua opera preparata per la lirica Turandot e un quadro cinetico. In che senso, visto che in un caso si tratta dell'immagine chiara di un palazzo e nell’altro di una visione totalmente scomposta? La risposta sta nel fatto che l’artista ottiene un ribaltamento della norma per cui il quadro viene dipinto da vicino per essere visto da lontano. I suoi lavori sono come vedute fotografiche riprese da un aeroplano. Da questa altitudine quello che prima era definibile diventa un mosaico, un patchwork, una superficie instabile, provvisoria, acentrata e dinamica. Cio’ che ottiene con le composizioni cinetiche sono territori percettivamente stimolanti e apparentemente nuovi, attraversati da linee e figure nomadi. Mappe di navigazione in un mare infinito. Come qualcosa di continuamente ricollocabile e suscettibile di variazione continua, i suoi lavori sono distanti dall’idea di rappresentare nel quadro il vissuto dell’ artista. Impersonali, senza soggetto, sono fatti per estrarre e portare a consistenza il virtuale che ogni oggetto e’, sono viaggi tra cio’ che e’ incerto e in continuo divenire. |
Roma -Yuko Toyodaespone dal 3 al 29 marzo allo Zen Sushi Restaurant di Roma, via degli Scipioni 243 Un lavoro di architettura nomade al confine tra arte e artigianato, dagli esiti raffinati, prodotto con interventi manuali e tecniche ad incisioni e xilografie. Tradizionalmente su legno e stampati con carte giapponesi, prevalgono gli spazi bianchi e neri anche se talvolta l’artista si avvale di tinte meno neutre come il blu, il grigio e il rosso sanguigna. In mostra anche un’opera realizzata su rame realizzata attraverso un procedimento di scoperta che dallo scuro iniziale fa gradualmente emergere parti a tinte bianche. Quest’opera, in particolare, vede trasparire dalla superficie calligrafie ad ideogrammi che hanno lo scopo narrativo di raccontare il divenire delle stagioni. L’elemento natura e’ fondamentale, non soltanto perche’ rappresenta un legame con il suo paese natale, dove e’ chiara la distinzione tra la primavera e l’inverno, ma soprattutto per il valore di evento simbolico che, attraverso il susseguirsi del tempo che passa, ciclico e continuo, racconta un modo d’essere. Quest’aspetto e’ sottolineato, nei quadri, dalla presenza di piume e fronde svolazzanti. Elementi questi a lei cari in quanto artista viaggiatrice, fisicamente per il mondo e mentalmente alla ricerca. Le montagne, i fiori di ciliegio, le lune, i paesaggi, sono colpi d’occhio e frutto di incontri eccezionali. E’ la pittrice che, di fronte alla mediatazione tra se’ e quanto la circonda, trae ispirazione dando corpo ad immagini in cui si risente e rivive. Cosi’ come ama definirisi in una sua poesia, “….. io sono come una piuma ….. ”, attratta dal vento, che vola da un luogo all’altro senza riuscire a rimanerci a lungo, cosi’ le sue stampe, sontuose, portano a conoscenza il viaggio di cio’ che, perfetto incontro di antico e moderno, si e’ conservato intatto, offrendo la possibilita’ di ammirare luoghi dove la natura, ancora, sprigiona magia e mistero. Dai momenti di massima fluorescenza, dove l’energia si respira, totale, nell’aria, alle oscurita’ invernali, quando il respiro del vento si fa brivido silenzioso e dormiente, portando con se’ il suo declino e la sua impalpabile bellezza.
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PROSSIME MOSTRE |
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