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GO BOOK Editore 2008 |
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…Al di là di un primo livello di condivisione emotiva, con il suono del taiko si …Nel primo libro che codifica la cultura giapponese, il Kojiki (VII-VIII sec.), la Mario Carpino ha donato una veste italiana – fatica nascosta sapientemente nel
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PRECAUZIONI E CURE DA PRESTARE A UNA SPADA GIAPPONESE seconda e ultima parte Luca Piatti - www.giapponeinitalia.com |
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Federazione Italiana Scuole Marziali Multidisciplinari In fondo all’articolo una breve nota chiarisce il significato di alcuni particolari termini. Come avviene la manutenzione della spada Servendosi del mekuginuki si estrae il mekugi, per permettere la rimozione della tsuka, che avverrà dopo aver estratto la lama dal fodero.
Se lo sporco è molto tenace si può usare una garza intinta in alcool puro. |
Ora estraiamo la lama dal fodero, teniamo la spada per il manico con la mano sinistra e con la lama rivolta verso l’alto, battiamo sul kashira col palmo della mano destra, fino a quando il manico si assesta sul codolo, permettendo il reinserimento del mekugi.
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I periodi Jōmon, Yayoi e gli albori della musica Giapponese
Edmondo Filippini - www.giapponeinitalia.com |
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Coloro che fossero interessati a saperne di più (bibliografia, glossario in lingua ecc.) possono contattare l'autore al seguente indirizzo: filippiniedmondo@yahoo.co.jp |
dell'arcipelago proveniente da sud, che comunque non spiega la completa assenza di manufatti di questo periodo nelle isole sopra citate e nel sud dello Shikoku. Anche uno degli antichi annali giapponesi, lo Shoku Nihongi, riporta come nel sesto anno dell'epoca Wadō, il 713 D.C.,un uomo del villaggio di Namusaka, di nome Udagōri, ritrovò una dōtaku nella terra di Nagaokanu, alta tre shaku (90 cm) e di uno shaku di diametro ( 30 cm) con una forma non ordinaria (per lo standard del periodo in cui viveva l'uomo) ed un suono in accordo con la scala musicale a quel tempo vigente, il che apre ulteriormente la possibilità a nuove ipotesi, essendo le scale musicali tutte di importazione cinese non prima del VI-VII secolo. Per decreto imperiale venne ordinata la sua preservazione negli anni ma non è oggi identificabile, ammesso l'episodio come veritiero, con quelle in nostro possesso e purtroppo nulla rimane su come queste avessero parte nella reale pratica musicale Edmondo Filippini è Dottore Magistrale con una tesi sulla Storia della musica giapponese dall'antichità sino al primo periodo Heian. |
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Coloro che fossero interessati a saperne di più (bibliografia, glossario in lingua ecc. ), potranno contattare l'autore al seguente indirizzo mail: cswma@tiscalinet. it |
Poi si entra nell’acqua calda della vasca, che è un utero rigeneratore, e si rinasce. Tutta la famiglia nella stessa acqua, a volte insieme (genitori e figli, nonni e nipoti) a segnare la sostanziale unità della famiglia nell’atto generativo. Rinascendo così, i membri della famiglia annullano i cambiamenti che il mondo esterno aveva imposto ai loro corpi, e tornano ad essere i se stessi dell’origine. Si capisce così che non è normale fare l’ofuro di mattina: i sentō aprono sempre a metà del pomeriggio; e l’ospite che volesse lavarsi appena alzato per prepararsi a lasciare la casa offenderebbe la famiglia. In termini simili si possono spiegare i bagni alle terme onsen. Il turismo termale è un viaggio per spogliarsi delle convenzioni, delle maschere imposte dalla vita cittadina e ritrovare il sé vero delle origini. L’acqua termale, anche se incanalata e sufficientemente ‘addomesticata’, permette questa trasfigurazione più radicale perché proviene dal ventre della montagna e le sue vasche, di pietra o ricavate da pozze naturali, riproducono le forme dell’utero di roccia.”(2) (1) MORI Arimasa, La pensée japonaise, Paris, Institut de langues et civilisations orientales, 1969.
(2) Simone DALLLA CHIESA, Il tempo, una spirale di pietre preziose, Milano, Cuem, 1997, pp. 80 e 81. |
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| ZEN Maestro Tetsugen Serra - Monastero Zen "il Cerchio" |
POESIA D'INVERNO |
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| ESSERE RICETTIVI TUTTO IL GIORNO, NON CONFLITTUALI Durante la giornata incontriamo sicuramente molte persone, amiche o estranee, e non sempre il nostro atteggiamento è di comprensione aperta. Se però vogliamo veramente essere immersi nella vita, dobbiamo adottare una mente ricettiva. Tratto dal libro ZEN del Maestro Tetsugen Serra |
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Milano - Izumi Fujiwaraespone fino al 12 dicembre allo Zen Sushi Restaurant di Milano, via Maddalena, 1 Giovane e polivalente artista giapponese produce sogni e disegna storie che toccano l’immaginario più intimo e velato di chi, adulto, sa ancora apprezzare la bellezza della scoperta dell’infanzia o di chi, ancora nell’età dell’ infanzia, riconosce il piacere di fantasticare. La sua produzione è qualitativamente originale e, nondimeno, interessante sotto il profilo tecnico. Sono infatti diverse le materie artistiche con le quali è venuta in contatto; dalla scrittura poetica, alla fotografia creativa e come reportage, per arrivare alla decorazione murale, all’illustrazione e più recentemente alla pittura e al disegno. I suoi lavori in questi ultimi ambiti si sono poi sviluppati in varie direzioni, realizzando sia opere monocrome che policrome. Tale versatilità ha probabilmente come retroscena, non soltanto un interesse specifico dell’artista per la ricerca e la sperimentazione, ma, di più, si fonda in un suo modo di essere, di vedere nel viaggio qualcosa di essenziale alla propria esistenza. Il concetto di esplorazione rappresenta perciò la trama dei suoi lavori, il loro tessuto. L’andare in bicicletta, il vagabondaggio, la navigazione, il volo, diventano per lei parole evocatrici del potere della fantasia di rappresentarsi e quindi della possibilità di sognare. Se dunque l’evasione onirica è la tematica di ogni suo disegno o pittura, l’ infanzia, le donne, i giovani, i suoi referenti preferiti. La meraviglia di fronte ad una sua opera è dettata dalla sua abilità di raccontare, anche il già sentito o il già visto, esprimendo un gusto estetico contemporaneo in un modo alternativo. Si possono trovare vari esempi di questo quando, per esempio, illustra Pinocchio oppure quando, immagina le avventure del pescatore Urashima Taro. Ciò che quindi quest’artista mette in scena è l’arte di sognare, di desiderare, di veicolare visioni che offrano idee, prospettive per continuare a sperare, per non smettere, attraverso il gioco, di realizzare spazi attrattivi capaci di dislocare un altrove dove la regola vitale sia la trasmissione di creatività.
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Roma - Tìah
![]() espone fino al 21 dicembre allo Zen Sushi Restaurant di Roma, via degli Scipioni 243 In scena, attraverso una forza magnetica che li rende unici e speciali alcuni gioielli della serie Tìah. Cose che fanno del momento del dono o dell’acquisto un momento unico e irripetibile. La loro luce, il loro colore, la loro capacità di essere speciali. Quanto pocanzi esposto è, tuttavia, un punto di vista alquanto generico, qualcosa che potrebbe essere benissimo riferito a qualunque prezioso, mentre la collezione qui esposta è qualcosa di diverso dal comune modo di intendere un pezzo di oreficeria, è infatti una filosofia. Ma dove sta la differenza? Cosa li rende così speciali? Dal punto di vista della produzione va intanto detto che essa raccoglie diversi generi di prodotti, andando dalle collane, agli orecchini, ai braccialetti, sino ad oggetti, comunque esteticamente interessanti, come il portachiavi o i gemelli. Tuttavia al di là dell’ampia gamma è ancora un’altro l’aspetto interessante da evidenziare. E’ un qualcosa che coinvolge, in un binomio esclusivo, la fabbricazione del pezzo e le richieste della clientela. Oltre a speciali e artigianali tecniche di fabbricazione Tìah offre la possibilità di personalizzare il gioiello rendendolo qualcosa che all’estetica aggiunge il valore dei sentimenti. E’ infatti attraverso il mezzo fotografico che il gioiello diventa realmente speciale, perché diviene veicolo per conservare accesa la memoria, anche visiva, delle persone che si amano, di chi rappresenta quanto di più prezioso. Questa scelta produttiva non è soltanto nobile esaltando quanto di più importante la vita ci offre, i sentimenti, ma anche perché riveste un importante interesse artistico. Infatti, pensando alla fusione tra fotografia, un’arte che si fonda sulla riproducibilità meccanica, e metalli pregiati, che invece rispondono ad un’arte antica, di indossare la bellezza, la perfezione, racchiuse in un’aura di irraggiungibilità, unicità, ritualità, simbolicità, infruibilità, si può cogliere la forza e la novità del messaggio provocato della gioielleria Tìah: e’ come portare con sé la forza dirompente della modernità pur conservando il fascino del mistero dell’ antico passato. |
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