MINIMAL ZEN
Il mio percorso creativo è caratterizzato, fin dall'inizio, da scelte totalmente libere da condizionamenti di tipo mercantile e tanto meno preoccupate dalla necessità di compiacere mode o tendenze. Pertanto,nell'affrontare la ricerca di un linguaggio dell'immagine, ho privilegiato, con rigore, e a volte con grande difficoltà, il "SENTIERO DELLO SPIRITO".
"Uno stretto margine" intellettuale che mi conducesse a rappresentare, in totale onestà, tutto il vissuto e tutto il compreso, di una realtà esistenziale che non sia solo mia ma riconoscibile e condivisibile, anche solamente su un piano emozionale, da tutti.
Ciò ha comportato un lungo lavoro di auto disciplina, di ripulitura,di esclusioni, di selezioni severe al termine di lunghe sperimentazioni e verifiche, condotte anche sulla base di motivazioni etiche e con l'uso di tecniche e materiali appropriati sia convenzionali che alternativi. Di fatto - LA SPERIMENTAZIONE - è divenuta, per me, una vera e propria forma d'arte, autentica, da condurre nell'ambito di una coerenza stilistica, non ricerca formale, ma sostanziale e di contenuto.
La consapevolezza che questo metodo di lavoro, nella sua fase saliente, potesse indurre a un senso di discontinuità, ha condizionato fortemente le occasioni di incontro con il pubblico. Sono veramente poche le esposizioni durante la fase – INFORMALE - già caratterizzata da elementi – MINIMAL: semplici colate bicromatiche di smalti su tela, ottenute sfruttando la sola forza di gravità; esperienza che prosegue fino all'inizio degli anni ottanta, sviscerata in tutte le sue possibili varianti, sino agli inserti geometrici tridimensionali.
La necessità di una verifica sostanziale, dei contenuti, si impose, a quel punto, come antidoto al senso di svuotamento conseguente all'assenza di immagini con figure oggettive, riconoscibili. Un intervento gestuale – PRIMORDIALE - segna l'inizio di una nuova fase, faticosamente –FIGURATIVA - ma estremamente proficua sul piano della chiarificazione personale: la sola "IMPRONTA" della mano, numerata e siglata. Vera e propria indagine, che gradualmente si complica divenendo estremamente generosa alla fine degli anni novanta con la realizzazione di dipinti, di dimensioni impegnative, su legno compensato e l'uso di materiale fotografico. In queste opere l'assemblaggio di immagini diviene ineluttabilmente convulso ed ossessivo, nell'affannoso tentativo di "descrivere" una realtà complessa e, se fosse possibile, tutti i meccanismi che la muovono. La sperimentazione, condotta agli estremi effetti, crea una figura plastica ,tendenzialmente grigia scandita da tratti, semiregolari, determinati dalle numerose sovrapposizioni.
Questi tre elementi: - PLASTICITA' - ESSENZIALI VALORI CROMATICI - SCANSIONE DEL TRATTO -, mi introducono nella fase di sperimentazione attuale, con la ricerca e l'uso, di tecniche di colorazione inedite. Il percorso è particolarmente stimolante e, ben presto, inizia a dare risultati soddisfacenti.
Ora la tecnica, cercata e trovata, reintroduce un elemento di non poca importanza: - IL DISCRETO MARGINE DI CASUALITA' - componente essenziale dell'arte informale e fattore unico di tutta la diversità immaginativa. Efficace nel rappresentare il – NON RAPPRESENTABILE - : la forma del NON pensiero, uno stato dell'anima. E' un traguardo.
La tecnica finalmente rimanda a quella totalità cercata sin dall'inizio. E' la verifica piu' importante di tutto il mio percorso creativo: - "L'immagine è essenziale, evoca la realtà, non la descrive, il contenuto non ha margine, può solamente essere intuito" - LA SPERIMENTAZIONE CONTINUA.
Otto Talenti
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