Palcoscenici medioevali, luoghi abitati da tracce di classicità, a volte paesaggi non collocabili nel tempo o, come le serie introspettive, vedute urbane, enigmatici percorsi perpendicolari verso luoghi lasciati geometricamente vuoti. Linee e cubi percorrono il fondo come giochi ad incastri, labirinti, piani da cui intuire la direzione. Un punto di vista pittorico delicatamente tetro, intrigante, calibrato, che suscita curiosità, e dice di come con la pittura possa inventare e realizzare la realtà usando il colore come mezzo espressivo e il gioco delle immagini come fini per suscitare curiosità e riflessione. Paiono precipizi e prospettive che si dividono tra luci e ombre, sensazioni di intimità e fredda desolazione. Nondimeno, accanto alla rappresentazione di un possibile annullamento o declino dovuto all’extra potere delle macchine, un’altra via, le cui fonti sono ravvisabili tra i suoi lavori, è ipotizzabile. Pensando all’opera omaggio a A. Bocklin (a l’Isle of Death) e alla somiglianza tra questa e un’altra, sempre di Bocklin, intitolata Prometheus. Questi due lavori, l’uno interpretato come immagine dell’ingresso all’aldilà, alla nuova, aal’altra vita, alla vita ignota, e l’altro, come memoria della conquista della capacità di prevedere, di discernere, grazie al dono del fuoco che è luce per la conoscenza,
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consentono di dire che gli spazi creati da quadri di quest’artista implicano un bisogno di scoperta, di stimolo alla ricerca per la conoscenza. Per scoprire cosa c’è oltre la curva, oltre il fondo, tra la luce e il buio, le tele parlano di cuniculi tra gli abissi che riparano l’ignoto, il non conosciuto, il forse da conoscere con una pittura velatamente minimalista, usando sequenze monocromatiche e poche variazioni tonali. L’artista stimola percorsi aperti, costruiti in modo che l’osservazione si spinga oltre, verso i luoghi del non visto. Quadri quasi vuoti perchè richiedono di essere visti e vissuti, invitando chi osserva a provare a fare parte di quel mondo, magari assumendo le sembianze di una figura che non si vede, o di qualcosa, come drappi al vento, assumendo un’altra identità, compiendo un viaggio introspettivo tra aree chiaro scure che si danno ad un accattivante gioco di doppi effetti, di caduta, di decollo verticale, di moto compatto che percorre gli spazi.
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